Lo spending review è la revisione della spesa e partirà la prossima settimana e il Ministero dell'istruzione sarà il primo ad essere revisionato. Lo scopo è di analizzare i capitoli di spesa dei singoli dicasteri al fine di individuare le voci passibili di taglio, ufficio attività che potrebbero essere soppressi, evidenziare sprechi e inefficienze.
Secondo stime approssimative i risparmi derivanti dalla "revisione" dei vari dicasteri si aggira tra i 5 e i 10 miliardi di euro.
lunedì 30 gennaio 2012
mercoledì 11 gennaio 2012
Il ministro Profumo ripristina l'Osservatorio Permanente
Ottime notizie sul fronte "sostegno".Il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Francesco Profumo ha insediato ufficialmente, il 10 gennaio, l'Osservatorio Permanente per l'Integrazione degli Alunni con Disabilità.
All'Osservatorio partecipano formalmente anche la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) e la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), le organizzazioni che più decisamente hanno insistito per la costituzione di tale organismo.
giovedì 22 dicembre 2011
Un maxi-concorso nella scuola pubblica entro il 2012
Noi abbiamo poco entusiasmo per le parole di Profumo: occorre una ricognizione dei posti realmente disponibili, occorre rivedere le scelte del governo precedente, un piano di assunzioni pluriennale, superare la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto altrimenti rischiamo che non ci siano spazi né per gli uni né per gli altri. E' necessario un confronto con i sindacati per vedere quale è la situazione reale e le specificità. La riapertura dei concorsi nella scuola ha senso solo se insieme si affrontano queste altre questioni, in modo da invertire davvero la tendenza. Altrimenti si rischia di alimentare soltanto illusioni. E ricordiamoci la nuova normativa in merito al pensionamento. Come si puo' pensare di creare nuovi candidati per posti non esistenti con precedenti lavoratori in attesa e insegnanti di ruolo che, anche se volessero, non potrebbero andare in pensione?
giovedì 17 novembre 2011
FInanziamenti alle scuole private
Con nota 7653, inviata agli USR, il MIUR ha comunicato lo stanziamento di 245 milioni di euro alle scuole non statali.
I 45 milioni finanzieranno 43.476 classi di istituti paritari e prenderanno per lo più la via del Nord Italia. Infatti, un terzo dei finanziamenti saranno concentrati in due regioni: la Lombardia riceverà 55.473.825 euro e il Veneto 29.151.371.
E' già inconcepibile che in un paese laico si concedano risorse economiche a enti religiosi, figuriamoci in un momento come questo!
Come può risollevarsi un paese, se il cittadino viene privato giornalmente di risorse statali usate per scopi secondo me discutibili (questo è solo un caso. Basti pensare al costo della politica) utilizzabili invece, come sarebbe giusto, per servizi civili (scuola statale, sanità e ricerca)?
I 45 milioni finanzieranno 43.476 classi di istituti paritari e prenderanno per lo più la via del Nord Italia. Infatti, un terzo dei finanziamenti saranno concentrati in due regioni: la Lombardia riceverà 55.473.825 euro e il Veneto 29.151.371.
E' già inconcepibile che in un paese laico si concedano risorse economiche a enti religiosi, figuriamoci in un momento come questo!
Come può risollevarsi un paese, se il cittadino viene privato giornalmente di risorse statali usate per scopi secondo me discutibili (questo è solo un caso. Basti pensare al costo della politica) utilizzabili invece, come sarebbe giusto, per servizi civili (scuola statale, sanità e ricerca)?
martedì 15 novembre 2011
Tremonti continua a tagliare
Con la legge di stabilità licenziata sabato scorso dalla Camera, sono arrivati gli ultimi tagli alla scuola.
Il ministro dimissionario Giulio Tremonti ha ottenuto la soppressione di 297 presidenze e uffici amministrativi all'interno di altrettanti istituti superiori.
Gli istituti non arrivano a 400 studenti a testa, e questa è la soglia di sopravvivenza visto che sono abbarbicati in zone montane, insediati nelle isole, costruiti in aree a specificità linguistica.
Dalla stagione 2012-2013 in 297 perderanno i dirigenti, resteranno le sedi.
I vecchi parametri sono saltati, finora le scuole dovevano avere tra un minimo di trecento studenti e un massimo di cinquecento. Il nuovo range sale: tra 400 e 600 per restare in vita.
La gran parte delle istituzioni scolastiche vittime dei tagli orizzontali tremontiani si trova al Sud: sono 140, escluse le isole. In Calabria ci sono 47 siti a perdere, in Campania 32. La Sicilia perde dirigenze e autonomia in 32 scuole, la Sardegna in 35. Quarantasei istituti sono nelle regioni centrali, 48 al Nord.
Il ministro dimissionario Giulio Tremonti ha ottenuto la soppressione di 297 presidenze e uffici amministrativi all'interno di altrettanti istituti superiori.
Gli istituti non arrivano a 400 studenti a testa, e questa è la soglia di sopravvivenza visto che sono abbarbicati in zone montane, insediati nelle isole, costruiti in aree a specificità linguistica.Dalla stagione 2012-2013 in 297 perderanno i dirigenti, resteranno le sedi.
I vecchi parametri sono saltati, finora le scuole dovevano avere tra un minimo di trecento studenti e un massimo di cinquecento. Il nuovo range sale: tra 400 e 600 per restare in vita.
La gran parte delle istituzioni scolastiche vittime dei tagli orizzontali tremontiani si trova al Sud: sono 140, escluse le isole. In Calabria ci sono 47 siti a perdere, in Campania 32. La Sicilia perde dirigenze e autonomia in 32 scuole, la Sardegna in 35. Quarantasei istituti sono nelle regioni centrali, 48 al Nord.
lunedì 14 novembre 2011
Chi sarà il prossimo ministro dell'istruzione?
![]() | |
| Giorgio Vittadini |
In realtà è circolato anche il nome di un uomo unito a Monti da un rapporto di profonda stima, Giorgio Vittadini, presidente della "Fondazione per la Sussidiarietà" e componente della "Compagnia delle Opere".
Sia con Vittadini che con Ornaghi, sarà l'area cattolica del Nord a gestire la scuola sotto il governo Monti.
![]() |
| Lorenzo Ornaghi |
mercoledì 14 settembre 2011
Rapporto Ocse: ministro Gelmini si dimetta insieme ai segretari dei sindacati che l’hanno sostenuta
ANIEF - I dati dimostrano come negli ultimi tre anni le scelte politiche del reggente del Miur, concordate sistematicamente con alcune OO. SS., abbiano allontanato la scuola italiana dall’Europa, contribuito a mortificare la professione degli insegnanti, disposto un servizio ristretto agli studenti.
Gli stipendi sono diminuiti negli ultimi dieci anni dell’1% mentre nella UE sono cresciuti del 7%; a parità di grado di istruzione, sono in Europa del 40% maggiori che in Italia, ma quale prospettiva futura aspetta 800.000 insegnanti? Ancora tagli, per via del blocco del contratto e degli scatti di anzianità disposto dal Governo per il quadriennio 2010-2013 con il consenso di alcune organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto, persino, la scomparsa di un gradone stipendiale per i 30.000 neo-assunti nel 2011.
La spesa per l’istruzione è salita del 6% a casa nostra rispetto al 34% del Vecchio Continente, per un totale del 4,8% del PIL rispetto al 6,1% della UE, eppure il Governo senza alcuna seria opposizione dei sindacati ha tagliato 100.000 posti di personale docente/assistente tecnico-amministrativo e ha eliminato quasi 3.000 presidenze, lasciando tecnicamente più della metà degli edifici inagibili, a rischio, con aule sottodimensionate in rapporto ad alunni e personale educativo. E tutto ciò a parità di un tempo scuola complessivamente superiore alla media europea. Nel futuro, ancora tagli e accorpamenti tra istituti e classi concorsuali con il blocco del turn-over e il ritardo di un anno dei nuovi pensionamenti.
Pochi laureati, ma anche pochi fondi all’università con il blocco dei concorsi, la messa ad esaurimento del ricercatore universitario, il blocco della didattica con l’accorpamento dei corsi di laurea e la chiusura delle sedi periferiche dovuta all’assenza del personale docente strutturato, con conseguente proliferazione dei contratti gratuiti di insegnamento e della fuga di cervelli appositamente formati.
L’unica scelta di cui potrebbe vantarsi il Governo è la riduzione del personale docente: secondo la UE vi sono troppi insegnanti in rapporto al numero degli alunni, 1/11 rispetto a 1/16 ma ovviamente nel rapporto non si commenta il fatto che abbiamo 91.000 insegnanti di sostegno e 26.000 insegnanti di religione, caratteristica tutta italiana e apprezzata anche dalle famiglie che giustifica ampiamente tale sproporzione.
E non si vuole commentare la gestione pessima delle graduatorie ad esaurimento del personale docente, le plurime censure dettate dai Tribunali della Repubblica agli atti disposti dal ministro nei confronti del personale precario, che hanno così allontanato l’Italia dall’Europa da farne violare una precisa direttiva comunitaria.
Di fronte a questi dati oggettivi, il ministro Gelmini dovrebbe prendere atto di non essere stata minimamente in grado di gestire il settore dell’istruzione, dell’università e della ricerca in seno al Governo e farebbe bene per amor di patria a rassegnare le sue dimissioni, ma insieme ai suoi complici, ovvero a quei segretari generali di alcune organizzazioni sindacali della scuola che hanno in questi tre anni sempre sostenuto, coperto se non addirittura ispirato le sue scelte, perdendo di vista l’interesse dei lavoratori, delle famiglie, del Paese.
Soltanto con un nuovo ministro competente e nuovi leali sindacalisti si potrà rilanciare il settore dell’istruzione.
Gli stipendi sono diminuiti negli ultimi dieci anni dell’1% mentre nella UE sono cresciuti del 7%; a parità di grado di istruzione, sono in Europa del 40% maggiori che in Italia, ma quale prospettiva futura aspetta 800.000 insegnanti? Ancora tagli, per via del blocco del contratto e degli scatti di anzianità disposto dal Governo per il quadriennio 2010-2013 con il consenso di alcune organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto, persino, la scomparsa di un gradone stipendiale per i 30.000 neo-assunti nel 2011.
La spesa per l’istruzione è salita del 6% a casa nostra rispetto al 34% del Vecchio Continente, per un totale del 4,8% del PIL rispetto al 6,1% della UE, eppure il Governo senza alcuna seria opposizione dei sindacati ha tagliato 100.000 posti di personale docente/assistente tecnico-amministrativo e ha eliminato quasi 3.000 presidenze, lasciando tecnicamente più della metà degli edifici inagibili, a rischio, con aule sottodimensionate in rapporto ad alunni e personale educativo. E tutto ciò a parità di un tempo scuola complessivamente superiore alla media europea. Nel futuro, ancora tagli e accorpamenti tra istituti e classi concorsuali con il blocco del turn-over e il ritardo di un anno dei nuovi pensionamenti.
Pochi laureati, ma anche pochi fondi all’università con il blocco dei concorsi, la messa ad esaurimento del ricercatore universitario, il blocco della didattica con l’accorpamento dei corsi di laurea e la chiusura delle sedi periferiche dovuta all’assenza del personale docente strutturato, con conseguente proliferazione dei contratti gratuiti di insegnamento e della fuga di cervelli appositamente formati.
L’unica scelta di cui potrebbe vantarsi il Governo è la riduzione del personale docente: secondo la UE vi sono troppi insegnanti in rapporto al numero degli alunni, 1/11 rispetto a 1/16 ma ovviamente nel rapporto non si commenta il fatto che abbiamo 91.000 insegnanti di sostegno e 26.000 insegnanti di religione, caratteristica tutta italiana e apprezzata anche dalle famiglie che giustifica ampiamente tale sproporzione.
E non si vuole commentare la gestione pessima delle graduatorie ad esaurimento del personale docente, le plurime censure dettate dai Tribunali della Repubblica agli atti disposti dal ministro nei confronti del personale precario, che hanno così allontanato l’Italia dall’Europa da farne violare una precisa direttiva comunitaria.
Di fronte a questi dati oggettivi, il ministro Gelmini dovrebbe prendere atto di non essere stata minimamente in grado di gestire il settore dell’istruzione, dell’università e della ricerca in seno al Governo e farebbe bene per amor di patria a rassegnare le sue dimissioni, ma insieme ai suoi complici, ovvero a quei segretari generali di alcune organizzazioni sindacali della scuola che hanno in questi tre anni sempre sostenuto, coperto se non addirittura ispirato le sue scelte, perdendo di vista l’interesse dei lavoratori, delle famiglie, del Paese.
Soltanto con un nuovo ministro competente e nuovi leali sindacalisti si potrà rilanciare il settore dell’istruzione.
sabato 25 giugno 2011
Graduatorie di istituto, grandi attese
Dato per imminente in seguito all'incontro MIUR - Sindacati del 13 giugno, il decreto non è stato ancora pubblicato.Il ministero si è preso un po' di tempo per riflettere sulla nuova tabella di valutazione dei titoli, non condivisa dalle organizzazioni sindacali.
Professione Insegnante comunica che è stato richiesto il parere al CNPI, e dunque ci sarà da attendere ancora qualche giorno, lo Snals Modena pone addirittura in dubbio che la pubblicazione possa avvenire nel mese di giugno.
L'emanazione del decreto è tanto attesa perchè riguarda tutti i docenti
1) gli abilitati iscritti nelle Graduatorie ad esaurimento, per la scelta delle scuole nella stessa o in provincia diversa da quella della GaE
2) gli abilitati non inseriti nelle Graduatorie ad esaurimento che, in seguito al mancanto accoglimento dell'emendamento del Decreto sviluppo, usufruiranno della possibilità di iscrizione in II fascia
3) i docenti in possesso del solo titolo di studio
Fonte:orizzontescuola
martedì 17 maggio 2011
E' CACCIA APERTA ALLE ASSUNZIONI...
Per il primo anno di assunzioni si utilizzeranno le vecchie graduatorie. È questa l'ultima novità del decreto legge n. 70/2011 con cui l'articolato è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 110, dopo le correzione chieste dal Colle. Confermate le anticipazioni sul piano triennale 2011-2013 di immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili, è spuntata la retrodatazione dei contratti del primo anno del piano (30 mila prof e 35 mila Ata, secondo stime ministeriali) alle graduatorie 2010/2011 (si vedano le anticipazioni di ItaliaOggi di giovedì scorso).
Un chiaro tentativo di evitare che le maggiori disponibilità di posti siano assorbite da docenti del Sud arrivati all'ultimo momento nelle graduatorie del Centro-Nord, causa aggiornamento delle liste. Alla luce del numero di posti vacanti, dei pensionamenti e degli esuberi, la disponibilità record di posti, secondo stime della Cisl scuola, elaborate sulla base dei dati ministeriali, spetta alla Lombardia, che da sola ha oltre 5.200 posti disponibili. Seguita dal Lazio, a 3.500, e dalla Toscana, a quota 3.200. In regioni come la Campania ci sarebbero «solo» 2500 posti vuoti in organico di diritto, cento in più del Piemonte e meno di duecento rispetto al Veneto. Briciole, se le stime fossero confermate, per la Sicilia che, tra tagli e pensionamenti, dei 1.770 posti disponibili sulla carta se ne ritroverebbe solo con 125 di spendibili per le assunzioni. Neanche il doppio di una regione che non raggiunge i tre zeri, la Basilicata che vanterebbe 90 posti disponibili. Discorso analogo per il personale ausiliario, tecnico e amministrativo, che ha da spartirsi un bottino anche più consistente, stimato in 35 mila posti. La situazione ha indotto il ministro dell'istruzione a cedere alla richieste della Lega Nord di sterilizzare gli effetti dell'aggiornamento delle graduatorie. Per evitare, è la motivazione appoggiata anche da alcuni sindacati, che sul primo anno delle assunzioni ci sia una vera e propria guerra tra poveri: tra vecchi iscritti in graduatoria, arrivati magari proprio dal Nord anni fa, e gli ultimi, arrivati a seguito dell'aggiornamento di provincia e punteggi in corso in questi giorni. L'utilizzazione delle graduatorie dell'anno scolastico 20110/2011 vanifica anche l'effetto delle immissioni a pettine nelle liste permanenti che il commissario ad acta sta disponendo a seguito delle sentenze di condanna. E sul fronte dei ricorsi, è scomparsa dal decreto legge sviluppo la norma che impediva il riconoscimento della ricostruzione di carriera e i risarcimenti per i contratti di durata superiore ai tre anni. Visto che si tratta di materia di attinenza con la normativa europea, l'emendamento dovrebbe essere ripescato in sede di Comunitaria. Ma si tratta di un'ipotesi su cui grava pesantemente il sospetto di contrarietà del Quirinale. Confermata invece la previsione del divieto di trasformazione automatica nella scuola dei rapporti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato.
Il vincolo di permanenza sulla sede di prima destinazione viene portato da tre a cinque anni. Così come il divieto di poter fare ogni tipo di mobilità, anche per motivi di famiglia, ovvero le cosiddette assegnazioni provvisorie. L'aggiornamento delle graduatorie da quest'anno passa da biennale a triennale.
La partita sulla scuola non è però finita. Perché da un lato c'è il passaggio parlamentare per la conversione in legge del dl, dove la Gelmini dovrà dimostrare di essere capace di tessere intese, anche bipartisan, per blindare il suo piano contro i tentativi di modificarlo (si pensi per esempio alla retrodatazione delle assunzioni che mal sarà digerita dal cosiddetto partito del pettine). E dall'altro c'è la sessione negoziale, tra le precondizioni per attuare il piano di immissisoni in ruolo, che dovrà definire l'ammontare delle assunzioni e ridiscutere del contratto.
Tutti i sindacati della scuola, questa volta è concorde anche la Flc Cgil, chiedono che il tavolo negoziale si apra quanto prima. Intanto, i docenti e gli Ata dovranno prenotare la nuova provincia di lavoro, al netto dei trasferimenti. Ad oggi vale solo per il secondo anno del piano di immissioni, ma chissà.
fonte: docenti scapigliati
sabato 14 maggio 2011
Lega, docenti del centro-nord a rischio estinzione
Poche ore dopo la pubblicazione del decreto ministeriale per l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento che prevede anche la possibilità di trasferimento ad altra provincia, avvalendosi dell’intero punteggio acquisito (con diritto all’inserimento a pettine), la Lega, per voce del sen. Mario Pittoni, capogruppo della Lega Nord in commissione Istruzione del Senato, esprime tutta la sua preoccupazione per i possibili effetti dei trasferimenti e lancia un vero e proprio grido d’allarme per i possibili contraccolpi sociali e occupazionali.
“Il ripristino della possibilità di trasferimento degli insegnanti precari da una provincia all’altra – dichiara Pittoni, - getta nel panico decine di migliaia di docenti. Il rischio è che una parte del territorio sia spazzata via dall’istruzione”.
“Per rimettere sotto controllo la situazione – annuncia il parlamentare leghista – abbiamo presentato al ministro Gelmini un piano in 8 punti. Vi sono infatti zone dove, per motivi tutti da approfondire, gli iscritti vantano punteggi anche doppi rispetto ad altre”.
Secondo il sen. Pittoni, “senza interventi mirati, non essendo stata ancora varata la riforma del reclutamento che rivedrà i criteri di acquisizione dei punti (che oggi hanno poco a che fare con il merito), ci sarà l’assalto alle regioni del Centro-Nord e decine di migliaia di insegnanti locali e del Sud (ma che nel 2007, quando le graduatorie sono state dichiarate “ad esaurimento”, hanno scelto di stabilirsi al Nord), perderanno il posto per fare spazio a chi allora questa scelta non l‘ha fatta e adesso – conclude il parlamentare - potrebbe addirittura essere premiato con il ruolo”.
Fonte: tuttoscuola
Decreto aggiornamento graduatorie permanenti con modello di domanda e allegati
Visita il sito della pubblica istruzione per visionare il decreto ministeriale
http://www.istruzione.it/web/istruzione/prot4054_11
http://www.istruzione.it/web/istruzione/prot4054_11
mercoledì 11 maggio 2011
"Prendiamo sul serio il nostro futuro": la lettera aperta sulla Scuola...
Lettera aperta al Presidente della Repubblica, al Parlamento, al Governo
Promossa dagli Editori Marco Cassini e Daniele di Gennaro (minimum fax), Carmine Donzelli, Federico Enriques (Zanichelli),Carlo Feltrinelli, Sandra e Sandro Ferri (E/O), Sergio Giunti e Bruno Mari (Giunti), Alessandro e Giuseppe Laterza, Stefano Mauri (Gruppo Mauri Spagnol), Paolo Mieli (RCS), Antonio e Olivia Sellerio
La scuola è risorsa essenziale per il libero sviluppo delle persone e per la crescita sociale, economica, culturale e civile di ogni Paese. In Italia lo è sempre stata: ha reso un insieme di sudditi analfabeti degli antichi stati una comunità di cittadini italiani. Lo è ancora più oggi, in un’epoca in cui il “capitale umano”, l’insieme delle conoscenze di cui disponiamo, è il fattore decisivo per il successo degli individui e delle nazioni.
L’articolo 34 della Costituzione Italiana sancisce inequivocabilmente che «i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». In passato il diritto dei più deboli nella società italiana è stato garantito soprattutto dall’estensione dell’obbligo di frequenza della scuola pubblica (nella «scuola pubblica» la legge italiana comprende anche le scuole paritarie a gestione privata), e dalla qualità del suo insegnamento, che hanno riscattato dalla miseria milioni di cittadini.
In particolare, la scuola pubblica statale è luogo del pluralismo, affidato a docenti reclutati in base alla propria professionalità e non alle convinzioni politiche, alle fedi religiose o all’appartenenza a qualsiasi gruppo o associazione o categoria. Nel mondo globalizzato è fondamentale conoscere chi è lontano da noi, per saperne cogliere i valori e le potenzialità, e perché altri possano conoscere – a loro volta – i nostri valori e le nostre potenzialità.
La scuola pubblica statale è perciò anche luogo di integrazione tra individui provenienti da diversi ambienti familiari, sociali, culturali. Nella scuola pubblica statale bambini e ragazzi di diversa estrazione sociale imparano ad apprezzare la diversità. Nella scuola pubblica statale il patrimonio culturale della famiglia entra in contatto in modo fertile con quello di altre famiglie.
Questa è la missione della scuola pubblica statale diversa da ogni altra istituzione formativa, che legittimamente si proponga altre finalità a partire da una visuale parziale della cultura, della religione, della società, dell’economia. Se, infatti, è un diritto di ogni famiglia mandare i propri figli a scuola solo insieme a chi condivide la stessa visione del mondo (la libertà di insegnamento è infatti riconosciuta dall’articolo 33 della Costituzione), per il benessere della società nel suo insieme è conveniente e auspicabile che la grande maggioranza dei cittadini abbia una formazione comune ispirata ai valori del pluralismo e della Costituzione.
Per rendere effettivo questo principio lo Stato deve investire più risorse nell’istruzione pubblica statale, consentendo alle istituzioni scolastiche autonome di dotarsi di strumenti adeguati a svolgere la propria missione. Occorrono docenti qualificati e ben retribuiti. Ma occorrono anche edifici ben tenuti, aule attrezzate, laboratori moderni, biblioteche aggiornate.
Purtroppo l’investimento nella scuola pubblica statale è stato inadeguato – ben al di sotto dei livelli medi dei Paesi UE – per gran parte della storia unitaria italiana, al punto che oggi spesso non è in grado di garantire neppure i servizi minimi. Di questa situazione ognuno di noi deve preoccuparsi, perché essa è anche frutto dell’indifferenza.
Dobbiamo tutti fare qualcosa per la scuola di tutti. Non dobbiamo lasciarla sola a chiedere attenzione. Se è vero – come sentiamo continuamente ripetere – che nella scuola si costruisce il futuro dei nostri figli e, quindi, del nostro Paese, nessuno può guardare alla questione «dall’esterno». Chi ricopre cariche istituzionali e politiche deve avvertire la forza dell’opinione pubblica. Chi ha più responsabilità e potere nella società, nell’economia e nella cultura deve essere il primo a impegnarsi.
Facciamo dell’istruzione un tema centrale di discussione tra i cittadini, nelle scuole e in ogni altro luogo di incontro, con la competenza e l’urgenza che la materia necessita.
Firmiamo questa lettera aperta in ogni luogo a partire dalle stesse scuole pubbliche statali.
Prendiamo sul serio il nostro futuro.
Fonte: docenti scapigliati
Iscriviti a:
Post (Atom)








